C’è chi il calcio lo guarda, chi lo commenta, e chi lo vive in ogni sua forma, da una vita. Cristian Porta appartiene a quest’ultima categoria. Vicepresidente dell’ASD Sorianese, Direttore Tecnico del Settore Giovanile e preparatore dei portieri, Cristian è cresciuto tra il campo di calcio e la passione di una famiglia che di pallone ha fatto un linguaggio quotidiano.
«Ho iniziato a giocare quando avevo quattro, forse quattro anni e mezzo – racconta – Ero incontenibile, facevo impazzire i miei genitori, così mio padre e mia madre furono praticamente costretti a portarmi al campo di Soriano. Da lì non ne sono più uscito».
In principio fu attaccante, o almeno ci provò. «Ho cominciato come calciatore di movimento, ma i piedi non erano all’altezza delle mie ambizioni” – sorride – «Così a sei anni mi sono messo tra i pali, e non ne sono più uscito. Sono quarant’anni che faccio il portiere. Quarant’anni di calcio e quarant’anni di divertimento: questa è la cosa certa».
E in effetti la carriera di “Ciccio” Porta si è allungata ben oltre la media. Ha giocato fino a 47 anni, sospinto da un amore viscerale per il gioco. «Era pura passione, nient’altro. L’idea di smettere mi faceva paura. Per me la domenica è sempre stata calcio, sin da quando mio padre era dirigente. Era la nostra giornata, la nostra atmosfera. Il campo era casa.”
Gli chiediamo cosa lo affascini di più di questo mondo, e la risposta non è quella che ci si aspetterebbe: «In molti ricordano una partita in particolare, un gol o una parata. Io no. Io mi ricordo ogni singolo giorno di questi quarant’anni. Ogni allenamento, ogni domenica, ogni compagno. È tutto lì, nella memoria, come un unico grande giorno di calcio».
Poi, incalzato, un episodio lo trova: «Una partita alla Spes Montesacro. Feci quattro o cinque interventi decisivi, e una parata su un tiro angolato che sembrava già dentro. L’ho deviata con le punte delle dita. Quella, forse, è la parata più bella».
Oggi Cristian Porta vive ancora il calcio da protagonista, anche se in un’altra veste. «Mi manca la preparazione della partita. La rifinitura del sabato, la borsa pronta, la concentrazione della vigilia… sono momenti che non si dimenticano. La partita inizia molto prima del fischio d’inizio».
Da anni, oltre al ruolo dirigenziale, si dedica alla formazione tecnica. «Appena ho smesso ho conseguito la Goalkeeper D come preparatore dei portieri e la licenza D da allenatore. Ora punto al corso Goalkeeper B. Voglio farlo con competenza, come si dice nel calcio. È una soddisfazione far parte di uno staff e lavorare per far crescere i ragazzi».
E proprio ai giovani lancia un messaggio diretto, da chi conosce il sacrificio e il premio che ne deriva:
«Dico sempre che il calcio è divertimento, ma il divertimento nasce dal sacrificio. Allenarsi tre o quattro volte a settimana, rinunciare a qualche sabato sera, fa parte del gioco. Le soddisfazioni arrivano, eccome se arrivano. E non bisogna mai rimpiangere nulla, perché il tempo passa e quello che ti dà il campo non te lo restituisce più nessuno».
Lo sguardo di Cristian Porta si fa più istituzionale quando parla della sua Sorianese: «Mi auguro che continui a crescere come ha fatto in questi anni. In sei stagioni, con mio fratello Moreno, siamo arrivati a 300 iscritti e abbiamo riportato la squadra in Eccellenza. È la squadra del paese, e questo è il bello. Ogni anno vogliamo migliorarci, e chissà… magari un giorno sognare anche la Serie D».
