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Attaccante esterno classe 2003, cresciuto nel settore giovanile della Viterbese, Christian Spolverini è uno di quei profili che coniugano freschezza, fame e senso profondo del gioco. Nel 2022, a soli 19 anni, l’esordio tra i professionisti con la U.S. Viterbese guidata da mister Pesoli: debutto da titolare e gol decisivo, valso alla squadra l’accesso ai quarti di finale di Coppa Italia Serie C.
Dopo un’esperienza alla Favl Cimini Viterbo, oggi affronta la sua seconda stagione con la Sorianese, portando in campo ritmo, coraggio e mentalità competitiva maturati lungo un percorso già ricco di momenti significativi.

Il calcio come modo di vivere

Fin dalle prime battute emerge la passione autentica con cui Christian racconta il suo rapporto con il pallone. Una vita trascorsa sui campi, con entusiasmo, sacrificio e quella ritualità che solo il calcio sa regalare.

Christian, partiamo da una domanda che sembra semplice ma non lo è: che cos’è il calcio per te?
Per me il calcio è vita, non potrebbe esistere uno Spolverini senza calcio. Svegliarsi la domenica mattina sapendo che hai una battaglia di 90 minuti, respirare l’aria del campo quando si arriva un’ora e mezza prima, stare con tutti i compagni… credo che questo possa riassumere un po’ tutto quello che è per me il calcio.

Quando hai iniziato a giocare?
Ho iniziato a giocare quando avevo circa 4-5 anni. Mi ricordo che non potevo giocare perché non c’era la squadra dei bambini della mia età perché ero troppo piccolo, quindi iniziai a giocare con quelli che avevano due anni più di me e da là poi è stato subito amore, se così si può dire. Tutti gli anni sempre a correre appresso al pallone senza fermarsi mai.

Famiglia, valori e primi passi nel calcio

Dalle sue parole si percepisce un legame profondo con la famiglia, vero punto di riferimento anche nel percorso sportivo. Christian Spolverini parla con riconoscenza e lucidità di chi ha accompagnato i suoi primi passi, dentro e fuori dal campo.

Tuo padre ha giocato a calcio. Questo ha influito sul tuo percorso?
Il fatto che papà sia stato calciatore sinceramente non ricordo quanto abbia influito. Sicuramente il fatto che sia allenatore potrebbe far pensare che influisca ma non è così. Papà non ha mai sbagliato assolutamente nulla con me perché da allenatore magari potrebbe permettersi di fare qualche critica anche nei confronti delle squadre in cui ho giocato, ma non si è mai permesso. Anzi, mi ha sempre sostenuto, ha sempre voluto che io mi divertissi e di questo gliene sono assolutamente grato.

Quanto conta la famiglia nel tuo percorso sportivo e personale?
La famiglia è sicuramente tutto, senza famiglia non si potrebbe andare avanti. Mi ricollego sempre al discorso di papà che non mi ha mai fatto mancare nulla, così come la mamma che ricordo da quando ero piccolo: pioggia, sole, freddo, caldo, sempre ad accompagnarmi a tutti gli allenamenti anche quando stava male, con la febbre, ad aspettarmi in macchina nonostante io fossi sempre l’ultimo ad uscire dagli spogliatoi. E quindi posso solamente ringraziarli e ringraziare ovviamente anche mia sorella che è una parte importante della mia vita.

Dall’esordio tra i professionisti all’emozione del gol

Dopo aver ripercorso le origini e il valore della famiglia, Spolverini si lascia andare ai ricordi più intensi della sua giovane carriera: l’esordio tra i professionisti, la magia del gol e la vita di spogliatoio che dà senso a tutto.

C’è un episodio legato al calcio che porti nel cuore?
Sicuramente non dimenticherò mai il mio esordio tra i professionisti e il gol, avevo 19 anni. È stata una botta forte, inaspettata. Ho saputo di dover partire tra i titolari praticamente un giorno prima e sono stato tutta la notte a pensarci, e fortunatamente è andata bene. Ho fatto gol, quindi quello sicuramente è il momento che non dimenticherò mai, me lo porterò appresso fino a che ci sarò.

Che cosa ami di più del calcio?
La cosa del calcio che mi piace di più è sicuramente lo spogliatoio. Arrivare al campo, entrare dentro quella stanza in cui si sta tutti insieme, stretti, vicini, parlare, dire le cazzate tra di noi… è la cosa più bella, è il motivo per cui veniamo al campo e il motivo per cui sorridiamo quando veniamo al campo. Poi ho la fortuna di avere una squadra (Sorianese ndr) sotto questo punto di vista strepitosa: stare insieme è veramente come stare a casa, stare in famiglia, si sta benissimo.

La serenità prima della battaglia

Nella parte finale, emergono il carattere e la mentalità di Christian Spolverini: un ragazzo che vive il calcio con leggerezza, ma anche con consapevolezza e rispetto per il gioco.

Come vivi l’attesa prima della partita?
Prima di una partita sono un ragazzo che non pensa molto in realtà. Non sono quel tipo di giocatore che accusa particolarmente la partita, anzi, non ho nulla di questo. So solamente che ci sarà una battaglia da affrontare, ma l’affronto sempre con grande serenità perché so che quando entro in campo poi mi viene tutto naturale.

E quando fai gol?
Quando faccio gol non penso, perché è una cosa che mi capita molto raramente (ride), quindi sono sopraffatto dalla gioia. Scherzi a parte, il gol è l’emozione più bella che può provare un calciatore: ci sono quei 10-15 secondi in cui veramente la testa non ragiona, vorresti solamente esplodere di gioia e nient’altro.

Quanto incide la tifoseria per te?
La tifoseria è sicuramente – come si dice, sembrerebbe una frase fatta ma non lo è – il dodicesimo uomo in campo. Ho avuto la fortuna di provare tifosi forti, anche qua a Soriano, che ci danno il sostegno. Veramente, entrare in campo con un tifo dalla tua parte ti fa sentire come se avessi una barriera intorno a te in cui i tuoi avversari non possono entrare, e veramente fa tutta la differenza del mondo.

Dove ti vedi tra dieci anni?
Fra dieci anni spero di essere ancora a correre come un ragazzino su questo rettangolino verde, spensierato, magari con una bella famiglia intorno, con un figlio e nient’altro.

Un ragazzo vero, che nel calcio ritrova ogni giorno la sua casa. Per Christian Spolverini il pallone è vita, la famiglia la sua forza e lo spogliatoio il posto in cui tutto trova senso, nella felicità semplice di chi sa ancora godersi il gioco del calcio.

Christian Spolverini Sorianese