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L’Under 16 provinciale della Sorianese manda in archivio il suo campionato al settimo posto con 48 punti. Una stagione lunga, a tratti altalenante, ma densa di contenuti tecnici e umani. Il tabellino finale recita 14 vittorie, 6 pareggi e 10 sconfitte, con una produzione offensiva impressionante: 74 reti totali che certificano la mentalità di una squadra votata al gioco ed al coraggio proattivo.

La cooperativa del gol: Clementi e Mecocci trascinatori

Il reparto avanzato rossoblù ha mostrato una varietà di soluzioni fuori dal comune per la categoria. Clementi si prende la corona dei bomber con 21 centri, scortato da un fantastico Mecocci a quota 17. Ma l’attacco della Sorianese è stato una vera e propria cooperativa: Angeluzzi con 8 gol e Ranucci con 5 hanno scavato solchi importanti, seguiti dai blocchi di Betti, Conti e Ragucci con 4 reti a testa, dalle firme di De Carolis e Grazini con 3, fino ai sigilli di Careddu e Galletti con 2.

Un percorso di alti e bassi, un’altalena che ha alternato prestazioni di livello assoluto a passaggi a vuoto inaspettati, tipici del calcio giovanile. Al termine di questa lunga stagione, abbiamo tracciato il bilancio insieme al tecnico rossoblù, analizzando la maturazione del gruppo e i motivi di un addio che segna la fine di un’era.

Nessun timore dei grandi: la svolta mentale

Il vero salto di qualità, tuttavia, non si legge nei tabellini ma nell’atteggiamento. Nelle sfide d’alta quota, i ragazzi non hanno mai tremato.

Il mister evidenzia come la crescita più importante sia stata quella mentale. Quando la squadra affrontava le avversarie di alto livello, i ragazzi non avevano paura di sbagliare. Al contrario, provavano a giocare e a imporre il proprio calcio anche contro rivali più strutturate e abituate alle zone alte della classifica.

La doppia sfida contro la Real Azzurra rimane l’istantanea perfetta di questo campionato: due prestazioni speculari per applicazione e intensità, dove il verdetto del campo, rimasto stretto rispetto alle tantissime occasioni create nel match di ritorno, non ha intaccato il valore del gioco espresso.

Mister Calistri: “Senza paura contro le grandi, ma dico no al terzo anno per non dare nulla per scontato”

Guardando all’intero campionato, quale pensi sia stata la crescita più importante compiuta dalla squadra nel corso dell’anno?

«La crescita più importante della squadra è stata mentale – ha spiegato il mister – soprattutto nelle partite contro le avversarie di vertice. In quelle gare i ragazzi non hanno avuto paura di sbagliare: hanno giocato a viso aperto e, spesso, sono riusciti anche a imporre la propria idea di calcio contro squadre più blasonate».

Un salto di qualità emerso soprattutto nei confronti più impegnativi, anche se non sempre replicato con la stessa continuità lungo il campionato.

«Contro le squadre più forti abbiamo mostrato personalità e coraggio. Paradossalmente, questa stessa maturità è mancata in alcune partite contro avversarie meno accreditate. È lì che avremmo dovuto fare un ulteriore passo avanti».

C’è una partita che, più di tutte, rappresenta l’identità di questa squadra o che ti ha lasciato particolarmente soddisfatto? Perché?

«Le partite che mi sono rimaste più impresse sono state quelle contro la Real Azzurra, sia all’andata sia al ritorno. – ha raccontato il mister – All’andata il risultato non ci ha premiato, ma la squadra ha disputato una gara davvero importante».

Anche nella sfida di ritorno, al di là dell’esito finale, il tecnico ha ritrovato molti dei segnali positivi emersi durante l’anno.

«Al ritorno abbiamo creato tantissime occasioni da gol e avremmo meritato di portare a casa la partita. Il loro portiere è stato protagonista di una prestazione di altissimo livello e ci ha negato più volte il gol. Sono state due gare che, per atteggiamento e qualità, raccontano bene la crescita della squadra».

Al di là dei risultati, cosa ti porti dentro da questa esperienza vissuta insieme ai ragazzi e quale ricordo conserverai con più piacere di questo gruppo?

«Sicuramente da quest’anno mi porterò dietro un’esperienza molto positiva, che mi ha fatto crescere soprattutto dal punto di vista umano. È qualcosa che non dimenticherò».

Una stagione vissuta a fondo, dentro un rapporto ormai consolidato con il gruppo. Proprio per questo, secondo il tecnico, la chiusura del percorso rappresenta anche un passaggio necessario.

«Non farò il terzo anno con la stessa squadra – ha spiegato il mister – perché dopo tanto tempo i ragazzi sanno già cosa vuoi da loro e tu sai cosa puoi pretendere. Il rischio è che tutto diventi quasi automatico: sai cosa aspettarti, sai cosa possono darti, sai anche cosa loro si aspettano da te. Per questo credo che, a un certo punto, sia giusto cambiare».

Il bilancio resta quello di un’annata intensa, non sempre semplice, ma comunque significativa.

«È stata una stagione lunga e difficile. Il campionato è stato bello, anche se fatto di alti e bassi. Pensavo potessimo occupare una posizione migliore in classifica, questo sì, ma il percorso resta importante. Quando lasci ragazzi che hai allenato per tre anni c’è sempre dispiacere, anche un po’ di tristezza. Però credo che sia un bene per loro e anche per me».